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Vittorio Messina (Confesercenti): “non si utilizzino gli esperti per giustificare scelte che non consentono subito la ripresa economica”

“La cosiddetta fase 2, come presentata dal premier Conte, ha provocato una grande delusione perché di fatto si traduce in un ulteriore prolungamento del lockdown , facendo pagare alle imprese un prezzo altissimo e spingendo molte di queste a non riaprire le loro attività”. Così il presidente di Confesercenti Sicilia Vittorio Messina commenta l’ulitmo DCPM illustrato dal presidente Conte agli italiani.

“Governo centrale e regionale – sottolinea Vittorio Messina – stanno commettendo un grave errore a non accogliere le istanze avanzate dalle associazioni per conto delle imprese rappresentate, non solo perché si tratta di proposte che possono consentire le dovute forme di ristoro alle attività in maggiori difficoltà ma perché così dimostrano di non tenere conto del grande lavoro che le associazioni stanno facendo”. “Quando il Governo fa appello al senso di responsabilità degli italiani . aggiunge ancora il Presidente di Confesercenti Sicilia – deve sapere che tanti imprenditori erano già pronti a mettere in campo tutte le misure previste dai protocolli di sicurezza per riaprire le loro attività e in questo senso avevano già investito con fiducia le loro risorse. Oggi, invece, aumenta la preoccupazione in tutti i comparti. “La cosa più grave, che si rileva anche da alcune contraddizioni che riguardano questa timida ripartenza – spiega Vittorio Messina – è la sensazione di trovarsi davanti a decisioni che non rispondono ad una precisa strategia e che a volte utilizzano il parere degli esperti per tentare di apparire meno impopolari. In questo ultimo DPCM, infatti, ci sono tante dimenticanze con il rischio di penalizzare oltre modo le nostre imprese e mettere a dura prova la sopravvivenza delle stesse e la possibilità di resistere sul mercato. Il tutto condito da palesi contraddizioni come la riapertura dei giochi, con le slot machine dentro le tabaccherie, poi quella delle fabbriche e dei musei e non dei piccoli negozi che più degli altri sono in grado di rispettare le regole come dimostrano gli alimentaristi”.