Oggi, 12 gennaio 2023, ricorre il 78° anniversario dell’uccisione del Sottotenente dei Carabinieri Antonino Di Dino, Medaglia di Bronzo al Valor Militare “alla memoria”, deceduto nell’adempimento del dovere a Naro, in occasione di una ribellione armata organizzata dal sedicente Movimento per l’indipendenza della Sicilia contro la chiamata alle armi.
Nella Chiesa San Diego di Canicattì, celebrata una Santa Messa commemorativa officiata dal Cappellano Militare dell’Arma dei Carabinieri (Don Salvatore Falzone), alla quale hanno partecipato i vertici delle Forze dell’Ordine provinciali, il Sindaco di Canicattì, altre Autorità locali, civili e militari, nonché rappresentanze dell’Associazione Nazionale Carabinieri in congedo e di studenti dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Verga” di quel centro.
Il fatto storico riporta che l’11 gennaio 1945 i rivoltosi, armati di fucili, bombe a mano e mitragliatrici, assaltarono la locale Stazione dei Carabinieri Reali sequestrando i 9 militari presenti, occupando altresì il Municipio dopo aver incendiato la locale Pretura e l’Ufficio delle Imposte. Per l’intera notte tra l’11 e il 12 gennaio vi furono vani tentativi, da parte dei Carabinieri giunti da tutta la Sicilia, di forzare l’assedio della cittadina di Naro, in quanto trovarono forte opposizione armata senza riuscire a far breccia nell’organizzata resistenza dei rivoltosi.
Durante la stessa notte, al Sottotenente Antonino Di Dino, Comandante della Tenenza dei Carabinieri Reali di Canicattì, fu ordinato di trasferirsi a Naro. Ivi giunto, l’Ufficiale decise di incontrare i rivoltosi, disarmato, nella speranza di poterli convincere a consegnare pacificamente le armi e scongiurare una schiacciante repressione da parte dello Stato che sarebbe potuta sfociare in una carneficina. Il Sottotenente Di Dino, quasi riuscito nell’intento, fu però – vigliaccamente – colpito al volto da un colpo di fucile mentre tentava di far ragionare i rivoltosi.
Per tali eventi all’Ufficiale, appena trentaquattrenne, fu tributata la Medaglia di Bronzo al Valor Militare “alla memoria”, con la seguente motivazione:
“In occasione di ribellione armata, sorpreso in aperta campagna con dipendente sottufficiale mentre raggiungeva il posto assegnatogli dal superiore e fatto segno a nitrite raffiche di fucileria da parte di un forte nucleo di rivoltoso, rispondeva decisamente al fuoco, sostenendo con grande coraggio e decisione l’impari lotta, finché colpito alla fronte, cadeva vittima del dovere. Nobile esempio di alte virtù militari”.