Mentre aumenta la paura tra gli abitanti del centro storico dopo il crollo del palazzo Lo Jacono, continuano alla Cattedrale i lavori di puntellamento in particolare sulla navata nord.

Oggi si sta provvedendo anche all’inscatolamento delle statue e dei beni artistici presenti all’interno per evitare che movimenti possano causare danni irreparabili al patrimonio artistico-culturale della cattedrale.

La scorsa settimana il Ministero per l´Ambiente ha promesso che giungeranno subito tre milioni di euro – anche se ne servirebbero 15 – per il consolidamento del costone della collina su cui sorge la Cattedrale, come ha riferito lo stesso sindaco, che a Roma ha partecipato ad una riunione alla presenza anche del Ministro agrigentino Angelino Alfano.

E proprio il guardasigilli assieme al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo oltre che ai vertici della Protezione civile nazionale il prossimo 4 maggio saranno ad Agrigento proprio per affrontare il problema del costone del duomo.

I movimenti franosi che interessano il costone della cattedrale di San Gerlando riguardano anche l’adiacente palazzo arcivescovile.

Pare che alcune fessure nella parte a nord, quella che dà sul costone, si siano allargate, fino al punto da indurre i tecnici della Protezione civile a consigliare all’arcivescovo Francesco Montenegro di non utilizzare quell’ala dell’alloggio.

Tutto questo conferma come la situazione non sia stabile e come essa vada costantemente monitorata.

Un pensiero su “A rischio anche il palazzo arcivescovile”
  1. Ritorno ad Akragas
    sono agrigentino e penso che potrebbe essere l’occasione per ritrasferire il focus della città attorno ai templi naturalente con un progetto urbanistico che escluda rigorosamente il cemento. Fare nuova e tornare alla vecchia Akragas potrebbe dare le ali ad un nuovo ciclo,.Non parlo di sviluppo e cose di questo genere perchè credo che la ricerca dello sviluppo lo sviluppismo abbiamo dato fin troppe fregature.
    Il palazzo Municipale dovrebbe sorgere davanti il tempio della concordia per ora riservati solo ai turisti cioè alla forma peggiore di fruizione di un bene. I temopli debbo tornare ad essere parte integrante della città.
    Durante i lunghi secoli in cui siamo stati appollaiati come corvi sulla collina abbiamo conosciuto una interminabile decadenza, una agonia senza fine. Che ci stiamo a fare su una collina ad aspettare che cosa?
    lasciamola crollare ed andiamoci da dove veniamo. Salviamo soltanto i munumenti di valore artistico.
    Pietro Ancona

    http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2011/mese/04/articolo/4529/

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