Altre nove ordinanze di sgombero sono state firmate dal sindaco Marco Zambuto. Si tratta di famiglie, che abitano in abitazioni, ritenute a rischio crollo, di salita Itria, e delle vie Duomo, Garufo e via Santa Maria dei Greci. Venti le persone, che hanno lasciato le loro case, e da oggi ospitate in un albergo cittadino. In totale sono 32 i nuclei familiari allontanati dai rioni vecchi della città dei templi, dall’alba di Pasquetta, quando, è crollato il nobiliare palazzo Lo Jacono. Ieri sera, il primo cittadino in segno di protesta contro la Regione e il Governo nazionale, ha chiuso in maniera simbolica, il portone d’ingresso del Palazzo del Municipio, sbarrandolo con delle tavole di legno. Gli uffici del sindaco e dei componenti della Giunta sono stati trasferiti in uno stabile inagibile, di via San Vincenzo, a pochi metri dal cumulo di macerie del palazzo Lo Jacono. Questa mattina la porta della nuova sede comunale, è rimasta chiusa. Zambuto è volato a Roma, per incontrare alcuni funzionari del Ministero dell’Ambiente. La speranza è di ottenere finanziamenti per fronteggiare i rischi del centro storico, che continua a cadere a pezzi. Intanto, una decina di famiglie sgomberate dalle loro case, perchè troppo vicine alla zona dell’ultimo crollo, hanno dato incarico ad un avvocato, ritenendo quali responsabili del cedimento del palazzo lo Jacono, il Comune di Agrigento e la Sovrintendenza ai Beni Culturali.

Sono una figlia di Dio anch’Io, solo di ceto inferiore; ho diritto come tutti alla salvaguardia della mia vita”. Spiega con queste parole la sua rabbia la signora Rosa La Mendola, una delle prime ad essere stata sfollata da casa sua subito dopo il crollo del palazzo Lo Iacono Maraventano.

Ha preferito riporre la sua fiducia, insieme ad altre tre famiglie, nelle mani dell’avvocato Vella, che ha presentato una diffida nei confronti del Comune e della Sovrintendenza di Agrigento, ad attivare tutte le iniziative per permettere agli abitanti dell’area del crollo di rientrare nelle loro case, garantendo la sicurezza, per poi doversi attivare anche da un punto di vista risarcitorio.

Il Palazzo Lo Iacono Maraventano venne riconosciuto, infatti, nei primi anni ’50, patrimonio artistico culturale da tutelare.

Denuncia un vero e proprio delitto alla storia e alla cultura degli agrigentini. In tutto sono dieci le famiglie che hanno deciso di agire per vie legali.