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Sei dei sette imputati del processo nato da una costola del blitz Dna,  hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato. Sul banco degli imputati siedono Domenico Arena, 46 anni, di Realmonte, titolare del ristorante “Madison”, Lello Burgio, 37 anni, di Agrigento, titolare di un negozio di arredi e sanitari a Villaseta,  Salvatore Abate, 34 anni, di Agrigento, e il padre Biagio Abate, 58 anni, di Porto Empedocle, Marcello Sguali, 41 anni, di Porto Empedocle, Gaetano Fanara, 65 anni, di Favara, e Salvatore Butera, 55 anni, di Agrigento, residente a Porto Empedocle. Solo Burgio ha avanzato richiesta di rito abbreviato condizionato dall’interrogatorio di alcuni testi. Il Gup del Tribunale di Palermo, Ettorina Contino, si è riservato di decidere.  Tutti erano considerati i testimoni chiave del processo “Dna” che vedeva alla sbarra quattro tra presunti boss e affiliati delle famiglie mafiose di Porto Empedocle e Realmonte vicini al capo di Cosa nostra di Agrigento, Gerlandino Messina. I sette hanno poi ritrattato le accuse, smontando in parte i racconti forniti tra il 2007 e il 2009 ai carabinieri del Reparto operativo di Agrigento e ai magistrati della Dda di Palermo. Il giudice ha rigettato la richiesta di costituzione di parte civile della Confederazione artigiani di Agrigento perché ha presentato istanza carente dei documenti necessari mentre sono state ammesse l’Ance e le associazioni Sos Democrazia e Pio La Torre. Prossima udienza il 19 dicembre e potrebbe esserci la requisitoria del Pm, Rita Fulantelli.