Processo in vista per quattro presunti fiancheggiatori dell’aex capomafia, Gerlandino Messina. Un mese prima della cattura del boss di Porto Empedocle, catturato dopo oltre dieci anni di latitanza, i carabinieri del comando provinciale di Agrigento, misero i loro telefoni sotto controllo e capirono che stavano coprendo qualcuno. Dopo l’irruzione nel covo di viale Stati Uniti, finì in carcere il ventunenne Calogero Bellavia, condannato lo scorso 18 maggio con l’accusa di essere uno dei fiancheggiatori di Gerlandino Messina, ma senza favorire Cosa nostra. Quattro anni la condanna per Bellavia ritenuto una sorta di vivandiere del boss empedoclino. E’ proprio seguendo il favarese, che i carabinieri sono arrivati dritti al latitante di contrada Cannelle. A giugnio hanno rischiato di finire in cella anche i genitori, la fidanzata e il padre di quest’ultima. Il gip ha rigettato il loro arresto ma la decisione è stata in parte ribaltata dal riesame. Dopo la condanna di Calogero Bellavia, la Procura si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per tutti e quattro. Secondo i pm di Palermo, Rita Fulantelli ed Emanuele Ravaglioli anche loro avrebbero aiutato il capo di Cosa nostra. Si tratta del padre di Calogero Bellavia, Carmelo Bellavia, della madre Gerlanda Cutaia, della fidanzata Veronica Costa e del padre di quest’ultima Antonio Costa. L’accusa per tutti è di favoreggiamento con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa e procurata inosservanza di pena. Accusa, quest’ultima scaturita dal fatto che avrebbero aiutato Messina a sottrarsi all’ergostolo. La Dda ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio e al conseguente processo. Adesso l’avvocato Giovanni Castronovo, difensore dei quattro avrà venti giorni di tempo per chiedere un interrogatorio o produrre ulteriori memorie difensive.