I carabinieri del Reparto Operativo di Agrigento unitamente ai Gis, il gruppo speciale dei Carabinieri hanno arrestato il capo di Cosa nostra agrigentina, Gerlandino Messina, appartenente alla famiglia dei Messina di Porto Empedocle, un nucleo di antica tradizione mafiosa. Il noto latitante si nascondeva all’interno di un’abitazione situata in corso Stati Uniti, alla periferia di Favara. Era ricercato dal 1999. Il padre Giuseppe venne ammazzato nel 1986 durante la guerra di mafia contro gli stiddari e anche lo zio Antonino fece la stessa fine. Il superlatitante per un lungo tempo è stato secondo solo a Giuseppe Falsone di Campobello di Licata capo incontrastato dell’intera provincia dal 2003 grazie al placet di Bernardo Provenzano in persona, arrestato lo scorso mese di giugno a Marsiglia. Più volte osteggiato, per raggiungere il ruolo di vertice Gerlandino ha faticato parecchio. Il territorio di Porto Empedocle per anni è stato dominio incontrastato del boss Luigi Putrone capo della famiglia locale. I Messina sono sempre stati in lotta con lui. Infatti quando comandava Putrone dovettero andare via. A Porto Empedocle non avevano più spazio. Ma con gli arresti dell’inchiesta Akragas del 1998 e 1999, che aveva messo sotto i riflettori le attività delle cosche e decapitato i vertici locali e provinciali di Cosa Nostra, diversi boss furono costretti a darsi alla latitanza. Tra questi anche Luigi Putrone. Così mentre questi scappava dall’Italia nel marzo del 1998, Gerlandino Messina e suo zio Giuseppe ritornavano a Porto Empedocle entrambi da latitanti. Nonostante gli sia stata fatta terra bruciata intorno con le ultime operazioni, oggi nella lista dei latitanti più pericolosi d’Italia figura anche lui.