Tra le miriadi raccomandazioni all’uso della mascherina e alla massima cautela, torna oggi per le strade agrigentine la tradizionale processione di San Calogero.
Dopo un paio di anni di stop forzato, dovuto alla pandemia di coronavirus, il simulacro dell’amatissimo Santo nero, anticipato dall’inconfondibile suono della campana, che detta i tempi ai portatori, e dal grido “e chiamamu a cu n’aiuta“, verrà portato a spalla tra le viuzze del centro storico, dove ancora di più trasuda l’attaccamento della gente giurgintana per il Santo.
Una festa popolare e popolana unica, una miscela di sacro e profano che scorre nel sangue di tutti gli agrigentini, un legame secolare che annualmente si rinnova.
Bebiti bebiti San Calò“, quale agrigentino nel corso della propria vita non ha accennato al ritmo dei Tammurinara, quale agrigentino non ha mai assistito alla classica “nisciuta” di San Calogero dal Santuario o al tradizionale lancio del pane, quale agrigentino non ha visto accapponare la propria pelle durante l’esecuzione, da parte della banda musicale, della classica “Zingarella”.
Amore immenso, passione, emozioni, brividi, tutto questo è San Calogero per gli agrigentini.
Ora e sempre, W San Calò.