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Avrebbero tentato di condizionare la regolarità di alcuni uffici giudiziari del tribunale di Agrigento per impossessarsi di beni finiti all’asta. Per mettere la mani su fabbricati e terreni i componenti del gruppo criminale smantellato la scorsa notte dai carabinieri della Compagnia di Licata non avrebbero avuto nessun scrupolo a punire i giudici, minacciati più volte. E’ questo uno dei passaggi inquietanti usciti fuori nel corso della conferenza stampa che si svolta questa mattina in procura a seguito del blitz “Aut aut”. Presenti il procuratore capo Renato Di Natale, l’aggiunto Ignazio Fonzo, il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Riccardo Sciuto e il capitano della compagnia di Licata, Massimo Amato. Quindici le persone, tutte di Licata, finite in manette e ritenute responsabili, a vario titolo di: turbata libertà degli incanti, turbativa d´asta giudiziaria, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, possesso illegale di armi, minacce, attentati incendiari soprattutto ad avvocati, e per uno degli indagati anche un tentato omicidio. Ad altri tre licatesi è stato notificato l’obbligo di dimora. L’inchiesta ha preso avvio da una serie di atti intimidatori e ritorsioni nei confronti di commercianti, avvocati e semplici cittadini, ognuno dei quali, per motivi privati, personali o professionali avevano interesse ad acquisire beni immobili provenienti da procedure giudiziarie esecutive, ricadenti nel comprensorio licatese. Dalle indagine è emerso che la banda gestiva in particolare le aste giudiziarie, ricorrendo alcune volte a minacce e violenze di vario tipo, incidendo anche nei confronti dei vari professionisti incaricati di eseguire le procedure di vendita o di traslazione dei beni pignorati. Nella disponibilità del gruppo anche diverse armi. In un’intercettazione uno degli indagati riferendosi alla disponibilità di un’arma esclama con tono minaccioso, “a 100 metri cu sta arma a chistu ci putemu fare a scrima” Soprattuto due degli arrestati si esercitavano facendo fuoco contro i cartelli stradali o come in un caso sparando e uccidendo due cani randagi.