Quasi trent’anni di inchieste e processi e ora per Calogero Mannino pare essere arrivata la parola fine. La Corte di Cassazione ha infatti confermato l’assoluzione per l’ex ministro della Democrazia Cristiana nel processo stralcio sulla trattativa Stato Mafia. Le accuse contro di lui erano pesanti: violenza e minaccia a corpo politico dello Stato. Ma sia il Gup di Palermo, Marina Petruzzella, nel 2015, sia la Corte d’Appello nel 2019 non hanno trovato un elemento che lo potesse condannare.La sentenza d’appello in un passaggio sottolinea: “Non solo non è possibile ribaltare con valutazione rafforzata, al di là, cioè, di ogni ragionevole dubbio, la sentenza di primo grado trasformandola in condanna, ma anzi, è stata in questa sede ulteriormente acclarata l’assoluta estraneità dell’imputato a tutte le condotte materiali contestategli”. Per l’accusa, sarebbe stato il “motore” della presunta trattativa tra la mafia e pezzi deviati dello Stato, colui che, temendo di essere ucciso dai boss avrebbe attivato, attraverso i carabinieri e l’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, le manovre per trovare un “compromesso” con Cosa nostra. Invece – e questa volta la sentenza è definitiva – per l’ex ministro democristiano, anche la sesta sezione della Cassazione ha sancito l’assoluzione, dichiarando inammissibile il ricorso della Procura generale. “Per me è stata una via crucis lunga trent’anni ma per fortuna esistono magistrati liberi”. È stato questo il commento dell’ex ministro originario di Sciacca dopo la decisione della cassazione . “La corte di Cassazione ha posto termine alle esercitazioni di fantasia che l’ossessione persecutoria di alcuni pm ha messo su carta sin dal 1991 in diversi processi nei quali sono stato sempre assolto ” – ha commentato Mannino subito dopo il pronunciamento dei giudici – . “E’ riconosciuta la mia estraneità alla cosiddetta trattativa Stato-mafia – ha commentato Mannino- ma soprattutto è ricostruita la lunga fase della mia vita politica dal 1979 al 1992 che è stata caratterizzata da un impegno di contrasto alla criminalità e dalla piena mia adesione alla linea che lo Stato andava apprestando per affrontare il problema della mafia”.