A distanza di sei mesi la Corte di Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza emessa nel marzo del 2011, che riguardano alcuni degli indagati dell’inchiesta “Alta Mafia” giudicati con il rito ordinario nei vari gradi di giudizio i quali assistiti dai loro legali di fiducia si erano rivolti alla Suprema Corte. Nel chiarire la decisione di confermare la condanna a cinque anni di carcere che riguarda l’ex boss di Racalmuto, Maurizio Di Gati, i giudici della Suprema Corte affermano nelle motivazioni che l’imputato, nonostante il suo pentimento, ha avuto un ruolo dominante in Cosa Nostra agrigentina sia nel controllo del territorio, che negli episodi criminali. Tra coloro i quali si sono, invece, visti ridurre le pena dalla Suprema Corte vi è l’ex deputato ed ex assessore regionale ai lavori pubblici Vincenzo Lo Giudice il quale in primo grado si era visto infliggere 16 anni e 8 mesi di carcere, ridotti a 11 anni e 4 mesi in appello, ed a 10anni in Cassazione. Gli Ermellini hanno fatto cadere il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso perché su Vincenzo Lo Giudice non emergerebbe alcun elemento tale che può dimostrare la sussistenza e la volontà di agevolare Cosa Nostra. Nello stesso troncone ordinario erano imputati Salvatore Iacono, di Porto Empedocle ex capo del Genio Civile di Caltanissetta, Salvatore Giambarresi di Riesi ex comandante della Polizia Municipale di Canicattì, ed ancora Salvatore Failla, ex presidente dell’Istituto Autonomo Case Popolari di Agrigento, e Salvatore Curtopelle, legale rappresentante della cooperativa che avrebbe dovuto gestire i terreni confiscati ai Guarneri entrambi di Canicattì. Iacono era stato assolto per prescrizione del reato dalla Corte d’Appello di Palermo e la Cassazione ha confermato la sentenza. L’annullamento con rinvio invece era stato disposto per Giambarresi, assolto successivamente per la prescrizione del reato. Annullate le condanne di Salvatore Failla e Salvatore Curtopelle, il primo destinatario di una pena a 4 anni in appello, il secondo assolto per prescrizione del reato aveva deciso di andare fino in fondo. In questo caso, per la Suprema Corte la questione deve essere affrontata dal giudice civile competente ad entrare nel merito.