Sono state circa 400 le persone che hanno partecipato alla marcia “Pro-Cattedrale e per il centro storico” organizzata dal Vicariato foraneo di Agrigento, su proposta del Consiglio pastorale e dell’Osservatorio permanente cittadino. Il corteo partito da piazza Plebis Rea ha raggiunto i piedi della lunga scalinata del Duomo in piazza don Minzoni. In testa alla manifestazione gli abitanti di via Duomo e decine di bambini con in mano dei cartelli “signor sindaco ancora aspettiamo gli interventi”, “le ordinanze di messa in sicurezza chi le deve firmare?” e poi ancora “a che serve intervenire all’interno della Cattedrale e non si fanno per il costone”. Presenti l’arcivescovo Francesco Montenegro, alcuni parroci, tra cui don Stefano Nastasi, prete di Lampedusa, e poi il sindaco Marco Zambuto, alcuni assessori e consiglieri comunali, i vertici delle sigle sindacali e gli uomini della Protezione civile. Sui balconi di via Duomo, i residenti della zona, hanno collocato alcuni lenzuoli bianchi con su scritto “Dopo anni non è cambiato niente”.Ai piedi della scalinata della Cattedrale è stato letto un appello per il centro storico : ”Noi uomini e donne di Agrigento abitanti del centro storico e non, al termine di questa marcia che nasce su sollecitazione del Consiglio Pastorale cittadino, ma che vuole guardare oltre cercando di tessere un dialogo con le componenti sociali più sensibili e attente ai problemi del nostro territorio, facciamo appello perché il “Cuore di Agrigento” ritorni a battere. Oggi questo cuore continua a sbriciolarsi, tra promesse e silenzi, progetti e mancate realizzazioni, incuria e immobilismo diffuso. Nel passato il varo di una legge speciale, destinata alla salvaguardia del Centro storico, non ha prodotto un serio programma di interventi in tale direzione. L’esperienza di alcune città siciliane che negli ultimi anni hanno avuto un grande sviluppo (Siracusa e Ragusa per fare qualche esempio) dimostra, invece, che è attorno ai centri storici e ai suoi monumenti che bisogna lavorare. Neanche l’approvazione, dopo quasi trent’anni, del Piano particolareggiato del Centro storico ha messo in moto quei meccanismi di pianificazione e sviluppo tanto attesi. Tuttavia siamo conviti che il suo recupero non vuol dire soltanto il consolidamento, il ripristino e il risanamento delle strutture murarie, ma significa anche che occorre tendere ad una rivitalizzazione economica e sociale. Si deve prevedere non solo la tutela e messa in sicurezza degli edifici di valore storico e monumentale e di quelli a destinazione residenziale, ma anche che si creino  strutture indispensabili per le attività culturali, il tempo libero, la ricettività, le botteghe e i laboratori artigianali. La gente tornerà ad abitare il Centro storico quando in esso potrà ritrovare la propria identità, cioè potrà lavorarci, studiare, divertirsi…, in un parola viverci. Oltre ad un vivo e pressante appello alla classe politica locale, regionale e nazionale affinché facciano tutto ciò che è possibile per riaccendere la speranza ci rivolgiamo con fiducia alla società civile allo scopo di creare attorno al Centro della nostra Città un grande movimento di opinione che coinvolga gli studenti, le parrocchie, gli ordini professionali, gli insegnanti, le famiglie, giovani e anziani che sono nati e cresciuti nei quartieri del nostro Centro e tutti coloro a cui sta a cuore questa città. Noi vogliamo che il nucleo antico della Città torni a pulsare. Sollecitiamo gli amministratori locali affinché si possa ripartire dal nuovo Piano Particolareggiato del Centro Storico per progettare il futuro della città, nella speranza che gli interessi di parte o tattiche ispirate da gruppi contrapposti non ostacolino un progetto di rilancio del territorio finalizzato al bene comune. Il nuovo Piano può diventare una straordinaria occasione per dotare la città dei templi del principale strumento di pianificazione urbanistica del suo nucleo antico, nonché di un essenziale presupposto per una sua ricostruzione morale, economica e sociale. A questo punto, mentre stigmatizziamo i comportamenti del passato, riconosciamo che oggi diventa sterile e fuorviante fare la conta del tempo perduto, delle occasioni mancate, di quanto si sarebbe potuto fare e di quanto non si è fatto, della ricerca di chi si è reso complice di ritardi e di omissioni. In questa fase è opportuno che la città si ritrovi in un percorso di progettazione di lavoro e all’interno di un processo di miglioramento continuo. Il successo di questo metodo dipende dal grado di partecipazione e di condivisione della comunità locale, a tutti i livelli sociali. Solo così è possibile richiamare l’attenzione del Governo nazionale e di quello regionale per sollecitare interventi straordinari e fare sì che un patrimonio materiale e culturale così prezioso non venga abbandonato a forme di degrado inarrestabili. La nostra città, per dirla con le parole di Giorgio La Pira, “non è un museo ove si accolgono le reliquie, anche preziose, del passato; è una luce e una bellezza destinata ad illuminare le strutture essenziali della storia e della civiltà dell’avvenire”.