Un recente studio scientifico ha rivelato le ragioni della perdita dell’olfatto nel caso di infezione da Covid, aprendo la strada a varie opzioni di trattamento. Pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, uno studio statunitense riferisce che l’anosmia a lungo termine, dopo l’infezione da Covid-19, può essere il risultato di un’infiammazione del tessuto del naso in cui si trovano le cellule nervose dell’olfatto. Lo studio evidenzia il ruolo dei linfociti T in questo processo, il cui compito è solitamente quello di attaccare le particelle estranee per aiutare l’organismo a combattere i virus. “Sembra quasi una sorta di processo autoimmune nel naso”, ha detto il ricercatore Bradley Goldstein, uno degli autori principali dello studio. Meno comune dalla comparsa del ceppo Omicron, la perdita dell’olfatto è uno dei sintomi principali della pandemia di Covid-19, tornata in auge nella primavera del 2022 con la comparsa del BA.5 e delle successive sottovarianti. Mentre la perdita momentanea dell’olfatto sembra essere relativamente ben spiegata, l’origine delle forme persistenti di anosmia non è sempre chiara. E’ ormai accettato  che fino al 5% dei sopravvissuti al Covid subisca una perdita dell’olfatto a lungo termine. In questo nuovo studio, i ricercatori hanno utilizzato campioni di biopsia dell’epitelio olfattivo di nove pazienti con anosmia persistente ed affetti da “Long Covid”. I campioni sono stati sottoposti a una serie di test approfonditi che hanno consentito agli scienziati di sviluppare diverse opzioni terapeutiche, che possono facilmente essere somministrate per via topica direttamente nel naso, che potrebbero portare sollievo a milioni di pazienti in tutto il mondo.