“Altre volte mi sono trovato ad esprimere il mio pensiero sul tema dell’acqua, a sostenerne l’importanza vitale e a rivendicarne il diritto per tutti. Constato purtroppo la violazione di questo diritto.” Sono le parole del cardinale Francesco Montenegro che torna a parlare  del diritto di un bene che è di tutti e che non pochi hanno la difficoltà ad usufruirne tanto da restarne completamente privi nel caso non siano in grado di pagare il dovuto. Don Franco si dice preoccupato per una situazione che si protrae da tempo. Ricorda che lo Statuto della Regione Siciliana all’art. 14 considera l’acqua come “Bene pubblico non assoggettabile a finalità lucrative, quale patrimonio da tutelare, in quanto risorsa pubblica limitata, essenziale ed insostituibile per la vita e per la comunità, di alto valore ambientale, culturale, sociale”. Ma anche  la Risoluzione approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 2010 rimarca che la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile e all’acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni collettivi, costituiscono un diritto umano, individuale e collettivo non assoggettabile a ragioni di mercato. Anche Papa Francesco, un paio di mesi fa, nella sua lettera enciclica “Laudato Sì”,  prova a delineare percorsi di dialogo che aiutino ad uscire dalla “spirale di autodistruzione in cui stiamo affondando, programmare una agricoltura sostenibile e diversificata, a sviluppare forme meno inquinanti di energie, a promuovere una gestione più adeguata delle risorse forestali e marine, ad assicurare a tutti l’accesso all’acqua potabile”. Papa Francesco,  ricordando che “l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani”. Non permettere ai poveri l’accesso all’acqua significa negare “il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità”. Don Franco chiede  che ora, che si è arrivati a un testo di legge, la politica trovi finalmente un punto d’arrivo per regolamentare la questione “Acqua”, fare chiarezza e dare al cittadino siciliano e agrigentino, le risposte che chiede da anni. E rimanendo in tema di acqua arriva la notizia che il Tribunale di Roma, ha condannato il Comune di Agrigento  al pagamento della somma di 5 milioni e 535.000 euro alla ditta Saiseb (società per azioni italiana strade edilizia bonifiche Spa) per i lavori di costruzione della rete idrica e fognaria nel centro storico. Altra mazzata che non farà altro che impoverire sempre più il comune di Agrigento.