C’è anche Gianfranco Miccichè tra gli 84 indagati dell’inchiesta Girgenti Acque. Il presidente dell’Ars, avrebbe ricevuto dal numero uno di Girgenti Acque , Marco Campione, all’epoca candidato per il partito Forza Italia alle elezioni regionali del 2017 “contributi elettorali, spese di viaggi e soggiorni senza che fosse intervenuta la deliberazione dell’organo societario della Girgenti Acque S.P.A. e senza che i contributi fossero stati regolarmente iscritti nel bilancio della società”. Oltre a lui tra gli indagati c’è anche il deputato Francesco Scoma, in quanto mandatario (cioé responsabile) della campagna elettorale di Micciché. Tra gli altri politici c’è anche l’ex presidente della Provincia di Agrigento, Eugenio D’Orsi. “Alla base delle indagini – hanno spiegato gli inquirenti – ci sono  d’intercettazioni telefoniche, ambientali e servizi di osservazioni, controllo e pedinamento, oltre a un’attenta attività di verifica di bilanci societari e flussi finanziari che ha permesso di intercettare i flussi di denaro anche verso i politici coinvolti. “Rimango senza parole – la replica di Miccichè – Scopro di essere indagato per un finanziamento elettorale ricevuto, ma io ho comunicato tutti i finanziamento avuti, fino all’ultimo centesimo. Compreso quello di Girgenti Acque. Sono tutte fesserie. Ho qui davanti a me la delibera del 30 settembre del 2017. Bastava che la Procura di Agrigento alzasse il telefono e mi chiamasse per chiedermelo e io avrei mostrato tutti i documenti necessari. Invece, adesso sono costretto ad andare ad Agrigento in Procura per essere sentito. Poi, parliamo di lentezza della giustizia. In 27 anni che faccio politica prima o poi doveva succedere…”.  Tra gli 84 indagati ci sono anche Giovanni Pitruzzella, nella sua veste di allora presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) e l’ex prefetto di Agrigento Nicola Diomede che si era dimesso nel 2018, dopo la notifica dell’avviso di garanzia. Sono stati otto i fermi di indiziato di delitto a vario titolo, emessi dalla Procura di Agrigento: l’ex patron della società, Marco Campione, e altri vertici dell’azienda, Gian Domenico Ponzo, Calogero Patti, Calogero Sala, Pietro Arnone, Piero Angelo Cutaia, Francesco Barrovecchio e Igino Della Volpe. Dall’inchiesta, tra le altre cose, è emerso che Camopione avrebbe trasformato la società idrica, che doveva servire a gestire un servizio pubblico essenziale in uno “strumento asservito ai suoi interessi, come in una bottega”. E i meccanismi sarebbero stati diversi: dalla gestione delle gare di appalto senza rispettare le procedure che, avrebbero portato tra il 2013 e il 2017 ad affidare circa 40 milioni di euro di forniture e servizi, a imprese della famiglia Campione.