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Avrebbe dovuto essere il simbolo dell’accoglienza e della fraternità ma era abbandonato da tempo. dell’abbandono. Incendiato il peschereccio libico – il “Peskador” – ottenuto in affidamento dalla Procura della Repubblica dai frati minori di Favara . E non ci sono dubbi sulla natura dolosa delle fiamme. E’ accaduto  in piazzale Belvedere, sulla collina di San Francesco, a Favara. Erano le tre circa quando alla sala operativa del comando provinciale dei vigili del fuoco risuonava l’Sos e subito i pompieri si precipitavano. Ma non c’è stato molto da fare per quella “carretta del mare”: un’imbarcazione utilizzata dai migranti per arrivare fino alla costa agrigentina.  Delle indagini – ma non ci sono dubbi sulla natura dolosa – si stanno occupando i carabinieri della tenenza di Favara, coordinati dal comando compagnia di Agrigento. Non dovrebbe essere stato un raid vandalico e meno che mai – ma spetterà all’inchiesta mettere dei punti fermi – un gesto di intolleranza verso i migranti e verso il fenomeno dell’immigrazione. Il gesto ha però danneggiato un “monumento pubblico a carattere umanitario che simboleggia la solidarietà, l’accoglienza e l’integrazione fra gli uomini e i popoli del mondo”. Perché così aveva scritto e sottoscritto – era il giugno del 2016 – il sindaco Rosario Manganella quando Favara “adottava” la “carretta”.  Il rogo potrebbe essere stato appiccato – ma le indagini sono appena all’inizio – da una persona con problemi psicologici.