Tutto è partito nel settembre del 2010 e da due assegni scoperti finiti nelle mani dei carabinieri di Siculiana. Quasi due anni e mezzo di indagini e poi durante l’inverno scorso la chiusura del fascicolo. Dalle pagine dell’ordinanza viene fuori la capacità naturale del sodalizio criminale, capace nell’arco di ventiquattro mesi di erogare falsi indennizzi di infortunio sul lavoro e di disoccupazione a oltre ottanta persone. All’inizio dell’anno in corso qualcosa si ruppe in quel sistema così collaudato e difficile da spezzare. Le società fantasma create avevano l’unica finalità di assumere lavoratori e poi attraverso documenti sanitari rilasciati da medici compiacenti riuscivano a dimostrare un infortunio sul lavoro. Proprio dalla prima società fantasma creata “Demetra” ha preso il nome dell’inchiesta che ha portato all’alba di venerdì al blitz dei carabinieri della Compagnia di Agrigento, coordinato dalla Procura della Repubblica di Agrigento. Otto le persone colpite da una misura cautelare, accusate a vario titolo di associazione a delinquere e truffa ai danni dell’Inail e Inps: Giuseppe Vincenzo Terrazzino, 49 anni, di Raffadali, ex consigliere provinciale di Agrigento; Salvatore Conti, 56 anni, di Agrigento, dirigente medico dell’Inail; Salvatore Russo, medico, 35 anni, di Agrigento; Giorgio Lo Presti, 59 anni, di Porto Empedocle; Salvatore Borsellino, 33 anni, di Porto Empedocle; Daniele Moscato, 31 anni, di Porto Empedocle; Luca Distefano, 30 anni, di Porto Empedocle; Giuseppe Gangarossa, 37 anni, di Porto Empedocle. Complessivamente 87 gli indagati. Tutto era falso: società, lavoratori, assunzioni, infortuni sul lavoro e licenziamenti. L’unica certezza reale è rappresentato dagli indennizzi finiti nelle tasche di organizzatori, promotori e beneficiari.

Luca Distefano confessa. Avvenne nel gennaio scorso e poi ancora altre due volte il mese successivo, Luca Distefano messo alle strette confessa davanti ai carabinieri e ai Pm Delpini e Maggioni. Per la collaborazione fornita agli inquirenti ha evitato il carcere. Nella sostanza ha dichiarato che le tre società Demetra, Santamaria e Giacomar erano completamente “vuote”, create appositamente per la finalità di ottenere indennizzi da parte dell’Inail a fronte di infortuni inesistenti. Non solo ha riferito di occuparsi di tutti gli adempimenti amministrativi finalizzati alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro, ma in alcuni casi assumeva l’iniziativa proponendo l’esecuzione della truffa all’Inail. Riconosce il proprio decisivo concorso nelle truffe compiute, denunciando i falsi infortuni di decine di empedoclini, alcuni dei quali suoi familiari e parenti. Definisce i ruoli dei complici e spiega i diversi passaggi del meccanismo fraudolento. Distefano ha riferito di essersi accostato al sistema criminoso che riguarda il riconoscimento di falsi infortuni sul lavoro quando, nel 2010, conobbe Enzo Terrazzino di Raffadali, persona a lui presentata da Daniele Moscato e che, a dire del Moscato, era in grado di fare ottenere liquidazioni per infortuni inesistenti. Nella ricostruzione del Distefano, Terrazzino non si occupava di reperire i falsi infortunati ma trattava i casi che a lui venivano proposti, agendo attraverso la veste formale di responsabile o collaboratore di un patronato. Al reperimento dei falsi infortunati ha pensato lo stesso Distefano; e si è trattato, oltre che della moglie, della cognata e della suocera, e di persone che a lui si rivolgevano in quanto erano venuti a conoscenza del meccanismo. È entrato, così, in gioco Giorgio Lo Presti, ragioniere e consulente del lavoro, che Distefano conosceva da quasi dieci anni per aver militato nella squadra di calcio Accademia Empedoclina di cui Lo Presti era presidente. È a lui che Distefano si è rivolto, proponendogli di provvedere all’assunzione dei falsi lavoratori e creare le condizioni per realizzare le truffe ai danni dell’Inail.

Come avvenivano le truffe all’Inail. Nei suoi racconti ai pubblici ministeri l’empedoclino Luca Distefano haspiegato come avvenivano le truffe all’Inail: < ogni falso lavoratore, il quale era stato assunto proprio al fine di simulare un infortunio con una ditta, faceva finta di infortunarsi e si recava presso l’ospedale di Agrigento, spesso accompagnato da me; al Pronto Soccorso, il falso lavoratore di turno, che era stato da me precedentemente istruito, accusava dolori dovuti ad incidenti mai avvenuti ed otteneva un certificato medico con alcuni giorni di prognosi; io trattenevo una copia del predetto referto ed una copia veniva da loro consegnata al ragioniere Lo Presti il quale apriva la pratica di infortunio sul lavoro presso l’Inail. In pratica, tenevo il referto per me in quanto dopo qualche giorno e comunque prima della scadenza della prognosi lo consegnavo a Terrazzino. Preciso che già al momento in cui mi facevo dare il referto, avevo dei moduli con me che mi aveva dato il Terrazzino, con i quali raccoglievo la delega dei finti infortunati a favore del patronato per la gestione di tutte le fasi della pratica; sempre su indicazioni del Terrazzino, accompagnavo i falsi infortunati presso lo studio radiologico del dottore Salvatore Russo di Aragona; il dottore procedeva all’esame e tratteneva il conseguente referto radiologico che consegnava al Terrazzino che era sempre presente nello studio medico. Dopo un paio di giorni dall’esame radiologico, lo stesso Terrazzino mi contattava per notiziari di volta in volta sullo stato delle varie pratiche per infortunio. Io contattavo i vari falsi lavoratori dai quali riscuotevo le somme erogate dall’Inail dopo che gli stessi avevano proceduto alla negoziazione degli assegni; i lavoratori trattenevano solo le mensilità (vale a dire le indennità temporanee), quindi tra i 1.500 ed i 2.000 euro, mentre la liquidazione finale mi veniva totalmente consegnata; in sostanza della somma finale io trattenevo 400/500 euro, il resto lo consegnavo personalmente a Terrazzino. La consegna avveniva previ accordi telefonici presso i luoghi che lui mi indicava, talvolta anche presso il suo ufficio di Raffadali. Tengo a precisare che nel caso del falso infortunio di mia moglie Marina, a differenza degli altri casi, il Terrazzino Enzo mi ha elargito la somma complessiva di 4.000 euro in due trance >.

La paura degli indagati Colombo e Borsellino. Già nel dicembre del 2011 uno dei falsi lavoratori l’indagato Carmelo Colombo avvisa Salvatore Borsellino avvisandolo che all’Inail si erano verificate delle problematiche che interessavano anche la ditta di suo zio Fabrizio Santamaria. I due mostrano una certa tensione poiché sono venuti a conoscenza che i carabinieri hanno già iniziato a svolgere le indagini < c’è un casino qua all’Inail” Troppo troppo assai, troppi ragazzi ci sono messi sotto… Ohh. Io te lo dico ).

Altri confessano. Tra febbraio e marzo dell’anno scorso altri coinvolti nell’inchiesta confessano ai pubblici ministeri le truffe. Tra questi Salvatore Sorrentino. < Nè io, né i miei figli Fabio e Maurizio abbiamo mai lavorato di fatto per conto di Fabrizio Santamaria pur essendo stato regolarmente assunto. Tale rapporto di lavoro, su proposta di Salvatore Borsellino è stato creato al fine di consentirci di percepire la disoccupazione Inps previo pagamento al consulente del lavoro ragioniere Giorgio Lo Presti di 25 euro per ogni busta paga mensile >. Per quanto riguarda l’infortunio denunciato all’Inail da Giovanni Salemi, in relazione alla ditta Fabrizio Santamaria, ha precisato, < nel 2010, trovandomi in un momento di difficoltà economica avendo un figlio di due anni ed uno di otto da mantenere, tale borsellino detto Totò di anni 30 circa di Porto Empedocle, ebbe a propormi di simulare l’infortunio sul lavoro per poi dividerci la somma che ci sarebbe stata liquidata >.