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Riconversione industriale di parte dello stabilimento Italcementi di Porto Empedocle con la produzione del combustibile solido secondario; un progetto per la realizzazione del biogas con il trattamento dell’organico; un progetto di un polo tecnologico per il riciclaggio di rifiuti inerti. Diverse le ipotesi su cui da mesi si parla per l’impianto di contrada Vincenzella ma ad oggi sono poche le certezze. In Prefettura, ad Agrigento, proseguono gli incontri per chiarire le prospettive di riconversione della grande struttura, ormai chiusa da diversi anni dopo la decisione del colosso del calcestruzzo di puntare su altri impianti produttivi. Stando a quanto riferito dalla Uil , un primo incontro ha visto il confronto tra i vertici dell’Italcementi e l’Iseda, società interessata all’utilizzo di una delle cave ubicate all’interno della fabbrica di Porto Empedocle per la lavorazione degli inerti dell’edilizia. L’Italcementi ha un progetto per la bonifica di tutte le cave, l’Iseda chiede la modifica del progetto stesso al fine di portare a compimento il proprio progetto che porterebbe a 6 posti di lavoro effettivi e una decina nell’indotto. Un secondo fronte riguarda la richiesta, da parte di un’altra azienda,  di individuare un’area dove realizzare un impianto per la produzione di gas metano dai rifiuti che verrebbe inserito nella rete nazionale Snam: la struttura potrebbe inoltre produrre fertilizzante da rifiuto umido.

“Malgrado siamo in agosto – dice il segretario generale della Uil, Gero Acquisto – il sindacato continua a prendere parte ai tavoli dove si discute della possibilità di nuove opportunità lavorative. La nostra speranza è che l’Italcementi possa rispondere positivamente alle richieste avanzate da altre aziende per sfruttare lo stabilimento di Porto Empedocle”.