Ci sarebbe la mano di Gheddafi dietro ai continui sbarchi di migranti sulle coste italiane. Lampedusa, ma anche la piccola delle Pelagie, Linosa prese d’assalto da centinaia e centinaia di migranti. Nelle ultime 24 ore sette gli sbarchi avvenuti, 6 a Lampedusa, e 1 a Linosa. Assetati, piangenti, senza più identità, i migranti sarebbero costretti a forza da un’organizzazione di militari libici fedeli a Gheddafi, a salire su vecchie carrette per invadere le coste siciliane. Chi si ribella, viene buttato in mare. Per chi riesce ad arrivare vivo a Lampedusa, comincia un’altra trafila infernale. Quella legata alla permanenza all’interno dei centri di accoglienza e ad altri viaggi, organizzati da altri trafficanti per lasciare l’Italia. Su questi viaggi infernali la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha aperto un’inchiesta. In dieci sono già sotto inchiesta. Sono libici. Tra loro ci sono anche degli scafisti. Il procuratore aggiunto Vittorio Teresi ha voluto vedere con i suoi occhi cosa accade a Lampedusa. Da anni il magistrato si occupa di reati legati al fenomeno dell’immigrazione. “L’inferno inizia lì, ma il dramma – spiega il magistrato – ha origine molto prima dell’imbarco. Gli immigrati scappano dalla Libia, dalle zone subsahariane, dove c’è la guerra, e finiscono nelle mani dei trafficanti. Non vengono informati su ciò che li aspetta. Consegnano i loro documenti, spogliandosi dell’identità. Hanno un’unica assicurazione: l’arrivo a Lampedusa”. L’inchiesta della Procura si concentra su tre sbarchi drammatici tra il primo e il sei agosto. I clandestini erano provenienti tutti dalla Libia. In uno dei tre sbarchi in 25 sono arrivati cadavere sulle coste di Lampedusa. I soccorritori hanno trovato i corpi dentro una stiva, accanto alla sala motori. L’ipotesi che la Procura adesso sta vagliando è che quegli uomini siano stati costretti ad entrare in quel locale. “Il sospetto è che i viaggi della speranza – spiega il procuratore aggiunto Teresi – siano in realtà l’espressione della politica di Gheddafi di invadere le nostre coste, in risposta all’intervento militare in Libia. Alcuni migranti hanno raccontato che non volevano partire – continua Teresi – e che sono stati minacciati da un’organizzazione che opera nei porti libici. I viaggi sono gratis e hanno lo scopo di riunire un’enorme quantità di persone. La navigazione avviene in condizioni disumane”. Le indagini sono iniziate da pochissimi giorni. Ai primi di settembre il procuratore aggiunto Teresi è arrivato a Lampedusa. Ha visitato la base Loran, che ospita i minori. È andato al Cie. Ha raccolto voci, racconti pieni di dolore. A Lampedusa l’emergenza non si ferma. Ieri, sono arrivati altri sei barconi,oltre 500 migranti, quasi tutti di anzionalità tunisina. Il centro di accoglienza, che già ospitava 600 persone, è nuovamente in difficoltà. Sono oltre 1100 gli extracomunitari nella struttura gestita dalle associazioni umanitarie. Uno sbarco anche a Linosa, la piccola delle isole. Nella notte di sabato è approdato un barcone con a bordo 36 immigrati, tutti, pare, di nazionalità tunisina.