Le morti di migranti in occasione dei continui viaggi della speranza dalle coste del Nord Africa all’Italia con “modalità disumane” di trasporto non possono che essere considerati un rischio accettato dai trafficanti di esseri umani “come percentualmente inevitabili in un’ottica di massimizzazione del profitto”. È l’analisi del Gip Alberto Davico contenuta nell’ordinanza di convalida del fermo di Khaled Ben Salem, il tunisino di 35 anni, ritenuto lo scafista del peschereccio naufragato il 3 ottobre scorso poco distante da Lampedusa. Gli immigrati imbarcati a centinaia su “barconi fatiscenti e comunque inadatti al trasporto di civili, privi di qualunque dotazione di sicurezza e di servizi minimi primari anche sotto il profilo igienico, in difetto della necessaria dotazione di viveri ed acqua e di un’adeguta aereazione per chi viene ammassato sottocoperta”, ricordano “la analoghe modalità di trasporto deigli ebrei verso i campi di concentramento. Il fatto che un peschereccio di modeste dimensioni con a  bordo oltre 500 disperati schiacciati tra loro – scrive il Gip nell’ordinanza di convalida del fermo – potesse imbarcare acqua e rovesciarsi non solo era prevedibile, ma obiettivamente probabile e messo in conto ed accettato dall’organizzazione criminosa sotto il profilo del rischio del verificarsi dell’evento”.