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Non è ancora chiaro come sarà il lockdown di Natale in Italia e se potremo chiamarlo lockdown, ma nuove misure restrittive per arginare i contagi da Covid-19 ed evitare il disastro annunciato della terza ondata di gennaio sembrano ormai inevitabili. Manca l’accordo nel Governo sulla stretta in arrivo, ma si parla di trasformare l’Italia in zona rossa o arancione per le festività, con misure più rigide rispetto a quelle previste dall’ultimo DPCM del 4 dicembre scorso. Dalla vigilia di Natale 2020,  a Santo Stefano e poi da San Silvestro a Capodanno, solo con i servizi essenziali aperti oppure una sorta di grande zona arancione, con i negozi aperti e i ristoranti chiusi. Con il coprifuoco anticipato alle 18 o alle 20 e lo stop agli spostamenti già dal 19 dicembre. Attraverso un nuovo Dpcm che andrà accompagnato da un decreto legge sulla limitazione delle libertà personali o da un emendamento al DL del 2 dicembre. E quindi da un’altra maratona legislativa dopo quella dell’inizio del mese. Intanto gli esperti non sembrano avere dubbi: stringere ora è la scelta giusta. Ma c’è anche chi si oppone. Il premier nell’intervista a La Stampa ha detto: “Si rende necessaria qualche ulteriore misura restrittiva. Ci stiamo riflettendo in queste ore. Dobbiamo scongiurare a ogni costo una terza ondata, perché sarebbe devastante anche sul piano della perdita di vite umane. Abbiamo chiesto agli italiani, nei festeggiamenti in casa, di evitare di ricevere persone abitualmente non conviventi. Ovviamente queste sono regole non vincolanti ma sono comunque essenziali, per tutelare la salute di tutti. E quando leggo di persone che si stanno adoperando per organizzare feste clandestine a Capodanno, beh, questo fa male”. Si lavora su tre scenari: l’Italia in zona rossa con un lockdown di fatto da Natale a Capodanno (o addirittura fino all’Epifania): chiusure di tutti gli esercizi tranne quelli essenziali, riduzione ulteriore della possibilità di circolazione, coprifuoco anticipato; l’Italia in zona arancione con un lockdown soft che prevede negozi aperti ma bar e ristoranti chiusi; una zona arancione rinforzata con chiusura dei negozi, dei bar e dei ristoranti nei festivi e nei prefestivi e regole meno rigide negli altri giorni. In un documento presentato al governo per giustificare la necessità di una nuova stretta il Comitato Tecnico Scientifico sollecita norme più rigide per fermare gli assembramenti con le regole delle zone rosse nelle date del 24-27 dicembre, 31 dicembre-3 gennaio, 5-6 gennaio. Il compromesso che potrebbe raggiungere l’esecutivo è quello di prevedere una zona arancione nazionale dal 20 dicembre al 6 gennaio e una zona rossa nei festivi e nei prefestivi. Bloccando così cenoni e veglioni.