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Lorena Quaranta è stata proclamata dottoressa in medicina e chirurgia. Una tesi completata dai suoi colleghi e discussa dall’amica Vittoria: un 110 e lode «honoris causa» assegnato ieri mattina dal rettore dell’università di Messina, Salvatore Cuzzocrea. La giovane di 27 anni di Favara è stata vittima di femminicidio per mano del fidanzato, Antonio De Pace, lo scorso marzo. In quell’aula c’erano anche i genitori di Lorena , la sorella e i suoi due fratelli. Quella laurea Lorena la sognava da quando era bambina. Per tutti un giorno di gioia straziata, come dice il padre lasciando l’aula con le rose in mano. Ecco chi era Lorena nelle parole del Prof. Carmelo Salpietro, primario del reparto di Pediatria del Policlinico di Messina. “Empatica, entusiasta, spontanea. Una studentessa di alto profilo”, così la ricorda il professore relatore della tesi. La cerimonia segue di alcuni giorni la chiusura delle indagini per omicidio avviate all’indomani dei fatti, quando De Pace ha chiamato i soccorsi per denunciare di aver ucciso la fidanzata. “Mi aveva contagiato il coronavirus”, ha detto De Pace agli inquirenti che, immediatamente, hanno effettuato gli esami clinici per diagnosticare il virus, esami che si sono rivelati negativi.
La Procura ha contestato all’infermiere e studente la premeditazione del delitto. Dall’esame del cellulare del De Pace, infatti, è emersa una serie di messaggi inviati da De Pace ai parenti e con i quali disponeva il lascito dei suoi beni ai parenti, in previsione di un evento che avrebbe sconvolto la sua vita. Antonio De Pace e Lorena Quaranta vivevano insieme da tre anni nell’appartamento di Furci Siculo (Messina) dove è avvenuta la tragedia. Il loro rapporto è stato descritto da tutti come sereno, privo di ombre o conflitti.