E’ sulla figura di Giuseppe Modica, insospettabile imprenditore di Campofranco, impegnato nel settore dei calcestruzzi, che ruota l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che all’alba di oggi ha portato i carabinieri del Reparto operativo di Caltanissetta ad arrestare 28 persone nell’operazione denominata “Grande Vallone”. Il cemento della sua impresa di calcestruzzi veniva imposto alle ditte, che avevano vinto gli appalti in provincia di Caltanissetta, ma anche in altre zone della Sicilia, in particolare Agrigento e Palermo. Per gli investigatori che lo hanno pedinato per mesi e intercettato con microspie, l’imprenditore era diventato una sorta di assessore ai lavori pubblici di Cosa Nostra. Il blitz della Dda, che ha portato anche al sequestro di 7 società, è stato disposto dal gip Lirio Conti, su richiesta del sostituto procuratore Stefano Luciani e del procuratore aggiunto Amedeo Bertone. Per i boss, la fornitura più grossa di cemento sarebbe dovuta scattare in occasione della realizzazione del termo valorizzatore di Casteltermini. Un’opera che doveva essere costruita fra il 2006 e il 2007 al confine tra le province di Agrigento e Caltanissetta, ma successivamente venne bloccata. Giuseppe Modica avrebbe trovato intermediari di fiducia anche in alcuni municipi siciliani, per monopolizzare le forniture di altri appalti: un impianto eolico a Vicari e il miglioramento della linea ferroviaria Palermo-Agrigento. Secondo la ricostruzione della Procura di Caltanissetta diretta da Sergio Lari, molti imprenditori che si erano aggiudicati i lavori sarebbero stati perfettamente consapevoli del ruolo di Modica. Le forniture sarebbero state una moderna forma di “pizzo”, la “messa a posto”, per evitare i ricatti e i danneggiamenti di Cosa nostra. Tra le persone arrestate dai carabinieri del Ros quattro donne, mogli dei boss che hanno avuto il ruolo di prestanome e anziani uomini d’onore, che sono stati sottoposti agli arresti domiciliari. L’indagine ha confermato il ruolo di reggente provinciale di Cosa Nostra di Angelo Schillaci, di Campofranco. Le persone raggiunte da un provvedimento di custodia cautelare sono: Carmelo Allegro 49 anni, Rosario Allegro 58, Anna Allegro 31, Girolamo Santo Argento 46 anni tutti residenti a Serradifalco; Edmondo Belardo 48 anni di Priolo Gargallo (Siracusa), Enza Bordenga di 49 anni di Campofranco, Giovanni Campisi 65 anni di Sommatino, Michele Cardillo 59 di Serradifalco, Cosimo Caltabellotta 70 anni di Campofranco, Gaetano Caltabellotta 44 anni di Campofranco, Maurizio Carrubba di 39 anni, Nicolò Falcone di 63 anni di Montedoro, Paolo Falcone 68 anni di Montedoro, Giuseppe Falcone 74 di Montedoro, Paolo Gabriele Galante 39 di Montedoro, Claudio Calogero Maria 42 anni di Montedoro, Antonino Calogero Grizzanti 55 anni di Sutera, Angelo Lo Sardo 57 anni di Bompensiere, Angelo Calogero Modica 52 anni di Campofranco, Giuseppe Modica di 52 anni, Salvatore Gianluca Modica di 49 anni di Campofranco, Vincenzo Salvatore Modica di 34 anni di Palermo, Rosalia Rita Antonella Nicastro 47 anni di Campofranco, Calogero Pace 63 anni di Serradifalco, Salvatore Pirrello 54 anni di Campofranco, Carmela Ricotta 43 anni di Serradifalco, Alfredo Schillaci 44 anni di Campofranco, Angelo Schillaci 49 anni di Campofranco, Salvatore Termini 78 anni, Ambrogio Calogero Salvatore Vario di 58 anni.  Carmelo Allegro, tramite la moglie Carmela Ricotta, avrebbe condizionato le attività del mercato ortofrutticolo, mentre suo fratello Rosario faceva soldi taroccando il funzionamento dei videopoker, attraverso la clonazione delle schede identificative.