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Associazioni ed enti pubblici si costituiranno parte civile al processo nei confronti di Antonio De Pace, 28 anni, l’infermiere calabrese accusato di aver ucciso la fidanzata Lorena Quaranta di 27 anni, di Favara, in una villetta di Furci siculo nel Messinese, dove convivevano e frequentavano l’università. La Procura peloritana ha appena chiuso le indagini contestando al giovane di aver ucciso la fidanzata tramortendola con un oggetto e, una volta immobilizzata, di averla soffocata. Oltre ai familiari di Lorena ci sono una serie di associazioni – circa una decina – che hanno manifestato l’intenzione di essere presenti nel processo dando un forte segnale simbolico.

Ma cosa determina una Associazione, che si batte da anni a fianco delle donne che subiscono violenza, a decidere di costitursi parte civile in un processo di femminicidio? Il messaggio è chiaro ed ha un forte contenuto simbolico. In sintesi, la costituzione di parte civile in un processo per femminicidio da parte di Centri antiviolenza ha una valenza sociale intensa in quanto dal reato hanno ricevuto un danno ad un interesse proprio coincidente con quello che statutariamente perseguono. Il risarcimento del danno viene considerato non tanto in termini economici ma, soprattutto, in termini simbolico-valoriali per la abnormità dell’offesa subita da una donna che diventa di tutte le donne nel momento in cui un Ente la fa propria.