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Quattrocento televisioni locali e ottocento radio rischiano di chiudere in tutta Italia. 2.520 dipendenti rischiano di andare a casa. La libertà di stampa rischia di essere compromessa drasticamente. Da mesi c’è in atto una protesta, organizzata da Radiotelevisioni Europee Associate (Rea), di cui è presidente Antonio Diomede, che riguarda la normativa sull’assegnazione dei contributi.
La Rea parla di “criteri molto discutibili” che hanno penalizzato “tutte le Regioni meno popolose” e chiede “un veloce ripensamento del Governo” visto anche che “diversi aspetti del Regolamento sui contributi inseriti nel decreto milleproroghe sono in palese violazione delle norme europee”.

E si chiama MANI PULITE NELLA COMUNICAZIONE la manifestazione organizzata per il 10 Giugno a Roma delle emittenti locali. Ad interessarsi della questione c’è adesso il senatore UDC, Antonio De Paoli che ha annunciato la presentazione di una interrogazione, indirizzata al Ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, al fine di valutare la possibilità di modificare il quadro normativo che stabilisce i criteri secondo i quali viene erogato il Fondo emergenze tv e radio locali. “La crisi pandemica- dice De Paoli- ha azzerato gli investimenti pubblicitari e, purtroppo, considerando i paletti normativi della legge, molte emittenti tv e radio locali, pur avendo svolto un ruolo chiave nella crisi pandemica con l’informazione, sono rimaste tagliate fuori”. “Come è noto – aggiunge – le emittenti radiotelevisive locali ‘sopravvivono’ grazie agli introiti provenienti dalla pubblicità. è stato previsto un Fondo straordinario delle emittenti tv radio locali, di 50 mln di euro.

Purtroppo, però, non tutte le emittenti televisive locali hanno potuto accedere a questo Fondo. La norma infatti stabilisce che il contributo straordinario vada suddiviso in base a determinati requisiti di ammissione.