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Se entro meno di 48 ore non passerà all’Ars la manovra sui liberi consorzi, il rischio è che di fatto a maggio si ritorni al voto per il rinnovo dei consigli e delle presidenze delle Province. L’aria è parecchio tesa a Palazzo dei Normanni. Riunioni a destra e a manca dopo il caos di ieri sera dove la riforma ha rischiato di affondare, salvo poi essere rinviata ad oggi dove il testo verrà ridiscusso. Al centro ora i due maxi emendamenti. Uno presentato dalla commissione Affari istituzionali dopo il confronto a Roma, che incide sulla formazione dei liberi consorzi dando maggiore peso ai Comuni. Un secondo, riguardante gli aspetti elettivi, invece è stato presentato dai capigruppo. Il tentativo di trovare un accordo continua. Il problema è che manca una maggioranza coesa. I dubbi e mal di pancia sul ddl sono trasversali, attraversano ogni partito. Il Pd in testa, che ha mosso nelle ultime ore forti critiche. Giorni fa poi il deputato agrigentino Giovanni Panepinto aveva ipotizzato il coinvolgimento popolare, anche tramite un referendum. Il centrodestra intanto sembra voler proseguire sulla via dell’opposizione a oltranza. Il destino della manovra è pertanto affidato anche al Movimento 5stelle che ha avviato una consultazione popolare via web nei giorni scorsi. Il tempo stringe e tutto verrà deciso nelle prossime ore.