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Nell’aprile dello scorso anno i carabinieri lo denunciarono per ricettazione dopo aver rinvenuto, all’interno della sua casa, 930 pezzi archeologici che l’uomo utilizzava come arredo. Secondo quanto spiegò allora il capitano Giuseppe Marseglia del Nucleo tutela patrimonio culturale di Palermo, si trattò del maggiore sequestro di reperti archeologici degli ultimi dieci anni in Sicilia. I militari sequestrarono diversi crateri a figure rosse di epoca greca, ma anche reperti protostorici, bizantini, ellenistici ed anche del basso medioevo. Ieri, però, il proprietario dei reperti – un pensionato agrigentino – è stato assolto dal giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Ottavio Mosti, che ha anche disposto la restituzione dei beni sequestrati al lagittimo proprietario. L’avvocato Giuseppe Arnone, difensore dell’imputato, è riuscito a dimostrare che il suo cliente aveva ricevuto in eredità quei reperti avvisando la Soprintendenza ai Beni cultirali che ne aveva avviato la catalogazione.