“Sia rispettata la volontà di chi è stato privato del suo unico figlio”. Parte da questo presupposto lo scontro tra la proprietaria della casa del giudice Livatino e la Regione. Nei giorni scorsi, la giunta regionale ha deliberato l’acquisizione della casa a Canicattì in cui ha vissuto il giudice Beato, per inserirla nella Rete regionale della case – museo. La proprietaria dell’immobile e l’associazione Casa Giudice Livatino, presieduta da Claudia Vecchio, affermano: “L’associazione è indignata nell’apprendere che la Regione acquisterà o acquisirà la casa del beato, e non consentirà di trasformarla in un freddo museo iper-tecnologico. Come gestori e custodi siamo onorati che la Regione abbia posato lo sguardo su casa Livatino, volendola inserire nella rete delle case museo, ma ci aspettiamo che contribuisca alla nostra opera. Casa Livatino è già luogo aperto di preghiera, di meditazione e di cultura, e ha necessità di essere tutelata. Siamo disponibili a dialogare con la Regione che invitiamo a venirci a trovare per conoscere la nostra realtà, ma ci opporremo al trasferimento di proprietà affinché sia rispettata la volontà di chi è stato privato del suo unico figlio”.Non la pensa così l’ “Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino Onlus” che tuona: “A noi non risulta che Vincenzo Livatino nel lascito testamentario abbia scritto della futura destinazione della casa di famiglia né risulta  altrove questo desiderio come sostenuto dalla beneficiaria- si legge in una nota-. Al contrario sappiamo che per la “Cappella di Famiglia” l’ha sempre pensata come il luogo fisico dove riunire assieme all’oggi Beato Rosario anche gli stessi  genitori ed i nonni.” L’Associazione auspica che “in maniera trasversale si possa arrivare ad onorare nel modo migliore Rosario Livatino veicolandone l’Esempio, la Memoria, la Testimonianza.”