Sulle locandine e le brochures il simbolo dell’associazione “I Tartassati” campeggia con la riproduzione del vecchio film di Steno dove il maresciallo Fabio Topponi (Aldo Fabrizi) strizza nel pugno il cavalier Torquato Pezzella (Totò). Parterre affollato di sindaci, assessori, amministratori, avvocati, tributaristi e commercialisti quello che si offre alla conferenza stampa di presentazione nella location ai bordi della piscina del Dioscuri a san Leone. In attesa di Vittorio Sgarbi che ha inserito di già nel suo “Partito della rivoluzione” le ragioni dell’Associazione fondata da Giuseppe Arnone di Favara, è lo stesso promotore che illustra alla stampa e ai microfoni delle TV le finalità e i metodi operativi della neo-associazione: “In questa serata agrigentina vogliamo presentare i “tartassati” non come associazione che da le dritte per evadere il fisco ma attraverso una azione quasi sindacale a difesa del consumatore e del contribuente. Noi come associazione daremo indicazioni ad avere un rapporto equanime col fisco, davanti i tribunali tributari, davanti i tribunali della repubblica perché opporremo a tutte le cartelle esattoriali i vizi formali e sostanziali attraverso un gruppo di avvocati, tributaristi che collaboreranno attivamente con noi. Per i cittadini faremo consulenza gratuita perché vogliamo aiutare gli altri dicendo sempre la verità. I ricorsi che faremo avranno sotto certi aspetti un requisito pedagogico e insegneremo la virtù del pagare bene, del pagare tutti ma soprattutto vogliamo essere in regola con l’articolo 23 della Costituzione in cui si dice che ogni cittadino partecipa alle spese della vita della Repubblica in base al reddito mentre invece oggi si è stravolto questo concetto. Noi siamo per una proposta di mettere uno sbarramento al 35 % per i redditi che vanno da zero a un milione di euro e non togliere nulla a quelli che hanno un reddito inferiore a 40 mila euro. Lasciamo quindi alla gente i soldi in tasca per attivare i consumi e di questo ne abbiamo parlato col prof. Sgarbi per inserire questa proposta nel suo programma del Partito della Rivoluzione. Bisogna fare una rivoluzione seria non armata perché dalla pace di Caltabellotta del 1302 questo popolo siciliano non è capace di produrre una rivoluzione ma solo luoghi comuni. Siamo a favore di un fisco umano, perché tra tasse comunali, provinciali e regionali non ne possiamo più.” All’arrivo di Sgarbi il clima si infervora ancora di più e le attese dei convenuti trovano una giustificata collocazione nell’ambito di un dibattito che va al di là delle scelte politiche.“ Tutti i movimenti- esordisce Sgarbi- che hanno una loro ragione in difesa del lavoro e del consumo dovranno manifestarsi con un voto per le regionali e un voto per il parlamento affidandosi a persone che siano in grado di interpretare la loro posizione. In Sicilia come nel parlamento italiano dovremo avere delle persone agguerrite e pensare che non è col metodo di Monti cioè con le tasse sempre crescenti che si favorisce l’economia. E’ un percorso perverso che tra l’altro è stato indicato da Giannino nella linea di questa nuova associazione liberale in cui si contesta radicalmente il principio della tassazione come soluzione dei problemi dell’economia del paese. Con una scala di tassazione relativa ai redditi si da anche fiato al consumo, perché altrimenti se la gente non può comprare….per esempio faccio l’esempio del prodotto legato alla mia persona, il libro, non c’è più nessuno che va in libreria perché il libro è ritenuto un genere non necessario, i soldi non ci sono e così editori e librai vanno in malora. Direi che le soluzioni di Monti che sembravano così efficaci sono delle forme di suicidio dell’economia che ci costringe alla totale immobilità. Un problema che certo non va risolto fuori da una sede nazionale in cui chi si occuperà delle finanze dovrà valutare il rilancio dell’economia e non una tassazione così in astratto, lineare. E’ tutto un settore dove fare una protesta ma con una riflessione di economisti veri che vogliono promuovere l’economia e non ucciderla.”

Vittorio Sgarbi poi, da par suo, è riuscito a inserire nel tema della serata una sua breve “lectio magistralis” declamata a braccio e con la solita passionaccia cui ci ha abituati. “Lombardo – dice Sgarbi – ha fatto una vera rivoluzione criminale nel senso che ha ucciso completamente la politica, per cui qualunque alleanza è lecita. E avendo distrutto ogni appartenenza il panorama che abbiamo davanti non è un panorama di identità politiche ma di opportunismo. Quindi non so con l’esperienza che ho avuto a Salemi se sia conveniente fare un partito che si misura in un quadro così inquinato. E l’inquinamento non è della mafia è della politica che talvolta è peggio della mafia in quanto politica e dell’antimafia che determina una serie di simboli che devono essere colpiti indipendentemente dalla consistenza del reato. Per cui la Sicilia è un’isola molto bella per venirla a vedere ma fare politica diventa molto difficile e molto ambiguo. Col tempo stretto che abbiamo non so che posizione prendiamo. Per esempio nessuno potrebbe vietarmi di appoggiare Crocetta, eppure sembrerebbe innaturale ma non capisco perché Crocetta doveva andare peggio di un candidato di comodo indicato da un’area sedicente di centrodestra, quando abbiamo visto il presidente della Regione vincere le elezioni con Pdl e Udc per poi staccarsi dall’Udc, rimanere col Pdl, andare con Storace, rompere con Storace dopo le Europee e quindi andare col Pd… insomma una situazione sconfortante..La Sicilia mi determina una profonda amarezza rispetto a una bellezza incontenibile e a una totale impossibilità di fare un qualunque progetto di governo sia a livello amministrativo o altro.” Altrettanto duro e conciso Sgarbi si mostra nei confronti della coalizione berlusconiana:” Oggi l’Unità titola “Grillo come Berlusconi” e non ci potrebbe essere peggiore offesa per Grillo che d’altra parte non dovrebbe temere l’ironia essendo un comico, ma non possiamo dire che sia un’offesa per Berlusconi perché magari se Berlusconi fosse come Grillo oggi, cioè fosse in grado di scardinare un sistema di cui lui stesso è vittima con il suo coordinatore agrigentino cioè una persona su cui possa dire di non aver visto nulla che sia uscito dalla sua testa. Cioè è una espressione di nullità politica oggi riportata in seconda fila. Quando ero candidato a Cefalù pronto ad attaccarmi in nome di una giustizia che sbagliava nonostante le tante battaglie contro la falsa giustizia, quindi un personaggio che al culmine di una vicenda drammatica in cui lui stesso ha dovuto accusare il colpo di perdere il ruolo di non-segretario che forse rimarrà , certo non candidato prevalente e non capo del suo partito e l’unica cosa che gli viene in mente è chiedere le dimissioni della Minetti. Sembra una comica, vi pare possibile che l’argomento di un partito sia far dimettere una che tra l’altro è lì in concorso interno con Berlusconi. Ma allora stai zitto, non è che l’ho scopata io la Minetti, cosa che anche potrei aver fatto e non lo dirò a voi, ma l’ha scopata Berlusconi e in virtù di quella scopata l’ha messa in lista bloccata. Se chiedi quindi le dimissioni della Minetti chiedi pure quelle di Berlusconi. Allora lasciamo perdere…Alfano si intesta la morale …di fronte a questo pasticcio inverosimile l’idea che ci sia un politico tradizionale anche un po’ democristiano con questo aspetto da prima repubblica …ecco, con “i tartassati”vuol dire proviamo a parlare di quello che tutti combattono cioè la politica che è l’espressione più alta dell’uomo quando vuole fare qualcosa per la società al di fuori della religione. Diceva Benedetto Croce che il “vero politico onesto è quello capace, disonesto è l’incapace”. Quindi abbiamo un Parlamento di disonesti non perché ladri ma perché inetti. Il problema è non uccidere la politica ma andare a cercare delle persone o con la preferenza o con l’impegno come quello di Arnone che tentano di rappresentare quelli che li eleggono”.