Nell’evoluzione dell’opera scultorea un peso è certamente determinato dalla posizione assunta da artisti che ne hanno dato forme e contenuti di matrice sia iperrealista che concettuale. Opere che creano uno scarto visivo nel quale l’opera assume differenti significati e ne definisce dei ruoli. Tra questi fenomeni di rappresentazione certamente Domenico Pellegrino, artista ed espressione della nostra Sicilia, ne rappresenta un epigono. Le opere scultoree della produzione recente di Pellegrino hanno per oggetto fantomatici personaggi prelevati dall’immaginario popolare, quale il fumetto, attraverso la maestria della trasformazione della materia divengono opere dal forte impatto visivo. Sculture nelle quali prendono vita gesta e azioni che traslate dal fumetto all’arte, restituiscono una visione della rappresentazione che viene trasformata al fine di ri-definire una ironica interpretazione ed enfatizzare le azioni. A Salemi, l’artista realizza un grande Capitan America, icona dei cartoon della metà del secolo scorso, personaggio che ha certamente contribuito alla creazione di quel sogno americano, che attraverso il fumetto, ne ha costruito un mito che ha assunto un ruolo politico, strategico e culturale nell’affermazione della potenza che il Paese intendeva rappresentare. Domenico Pellegrino ne coglie le aspirazioni e le trasforma in sculture icone, le ridefinisce e ne enfatizza gli aspetti più intimi, restituendo all’opera l’idea del concetto di mito e di rivisitazione contemporanea dello stesso. Capitan America è il mito più umano per eccellenza, un super eroe senza poteri che nell’immaginario dell’artista diviene il soggetto preferito, perché vicino all’essere quell’uomo qualunque dai forti valori, portatore di quel riscatto nel quale l’artista vede aspirazioni ed attese. Un eroe quasi normale, che intende creare un gioco di significati, che offrirono una possibilità reale di affermazione. Qui assume però una veste ancor più calata nel territorio nel quale Domenico Pellegrino opera e produce, dove il costume del super eroe assorbe in sé culture e contrasti nei quali, sincreticamente, fonde il vestito originario a quegli elementi pittorici fecondi nella tradizione popolare siciliana, che vede nella pittura a vetro di tardo settecento prima e in elementi decorativi che dal carretto siciliano al teatro dei Pupi poi, la sua massima espressione. Ecco quindi questo moderno Capitan America in salsa siciliana invadere le sale del Museo della mafia, quale simbolo iconografico di quell’aspirazione che pone al centro lo scontro tra il mito e la tradizione in uno scontro tra “culture”. Capitan America lotta contro Teschio Rosso quale metafora della lotta dell’affermazione della legalità in contrasto alla cultura espressa dalle mafie, che per anni hanno abitato e trasformato la nostra isola e trova in Salemi una casa nella quale porre questo incrociato gioco di significanti e di significati contrastanti.