Siete stanchi di sentire il vostro collega lamentarsi delle sue condizioni di lavoro, della gestione dell’azienda o del lavoro in generale? E se soffrisse della sindrome di Calimero? Vi ricordate di quel pulcino nero, nel guscio d’uovo, che pensava che la vita fosse davvero troppo ingiusta? Ha dato il nome a un disturbo peculiare, descritto per la prima volta nel 2018 dallo psicoanalista Saverio Tomasella, in un libro omonimo, pubblicato da Albin Michel.

È possibile ritenere che il collega soffra di questa sindrome se esprime un forte senso di ingiustizia (sfortuna, disparità di trattamento, etc.) e lamentele  ricorrenti.

Egli, probabilmente, ha subito un trauma infantile, come il rifiuto, l’umiliazione o l’abbandono, che ha portato ad un atteggiamento da vittima che non è altro che una strategia inconscia per essere ascoltati e far sentire gli altri compassionevoli.

Ma come aiutare una persona con la sindrome di Calimero.  Secondo molti esperti di psicologia, i Calimero devono imparare a esprimere il loro malcontento e i loro sentimenti di ingiustizia senza lamentarsi.

Un ottimo approccio terapeutico potrebbese essere quello di descrivere i propri fastidi appuntandoli su un quaderno oppure descrivendoli, in modo il più possibile realistico e senza autocommiserarsi, a chi sta loro vicino.

Se cercheranno le proprie risposte, se non ricorreranno più al ricatto emotivo di chi li circonda, potranno guarire da quella che, a detta di molti psicologi, è una vera e propria patologia da cui si può guarire.