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Lo sgambetto, alla fine, è arrivato. L’Assemblea regionale siciliana ha votato i tre delegati che voleranno a Roma per l’elezione del Capo dello Stato: 44 le preferenze per Gianfranco Micciché, 32 per il delegato dell’opposizione, Nuccio Di Paola, appena 29 i voti espressi in favore del governatore Nello Musumeci che esce dall’aula minacciando le dimissioni: con la mano ha fatto segno di andare via. Poi ha parlato. Il presidente decide di azzerare la sua giunta di governo. Dati i rumors della vigilia, le opposizioni si sono trovate compatte nell’esprimere un voto chiaro: quasi tutto il gruppo dei 5 Stelle, infatti, ha espresso la preferenza secca per il capogruppo Nuccio Di Paola, mentre i deputati del Pd e Claudio Fava hanno votato un esponente dem o lo stesso Fava assieme al nome di Di Paola, in modo da non finire nelle polemiche che, conti alla mano, riguardano la sola maggioranza. Le schede in cui sono indicati Micciché e Di Paola, assieme a quelle con la preferenza secca sul presidente dell’Ars, sembrano da addebitare interamente ai franchi tiratori della maggioranza. Una sfiducia nei fatti, secondo le opposizioni. “Dai voti ottenuti – dice il deputato 5 Stelle Luigi Sunseri – è evidente che il presidente della Regione, Nello Musumeci, è stato sfiduciato dalla sua stessa maggioranza. Tra meno di un anno la sua giunta non governerà più la Regione siciliana”.

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