Per non aver garantito la sicurezza nei cieli, la Cassazione, in sede civile nella prima sentenza definitiva, condanna lo Stato al risarcimento dei familiari delle vittime delle strage di Ustica.
Il Dc9 Atavia, con 81 persone a bordo, è esploso a causa di un missile e non di una esplosione interna al velivolo, quindi lo Stato deve risarcire i familiari delle vittime per non aver garantito, con sufficienti controlli dei radar civili e militari, la sicurezza dei cieli.
La tesi che fu un missile ad abbattere il Dc9 dell’Itavia ad Ustica “è abbondantemente e congruamente motivata”. E’ quanto si legge nella sentenza con la quale la terza sezione civile della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal ministero della Difesa e delle Infrastrutture e Trasporti e ribadito che i parenti delle vittime del disastro vanno risarcite.
Era stata la Corte d’Appello di Palermo, nel giugno del 2010, ad accogliere la domanda di risarcimento avanzata da alcuni dei parenti delle vittime. “Non c’è dubbio – scrivono i giudici – che le amministrazioni avessero l’obbligo di garantire la sicurezza dei voli e che l’evento stesso dimostra la violazione della norma cautelare”.
In tema di responsabilità civile, infatti, dal momento che “l’omissione di una condotta rileva quale condizione determinativa del processo causale dell’evento dannoso soltanto quando si tratti di omissione di un comportamento di cautela imposto da una norma giuridica specifica, ovvero da una posizione del soggetto che implichi l’esistenza di particolari obblighi di prevenzione dell’evento, una volta dimostrata in giudizio la sussistenza dell’obbligo di osservare la regola cautelare omessa ed una volta appurato che l’evento appartiene al novero di quelli che la norma mirava d evitare attraverso il comportamento richiesto, non rileva ai fini dell’esonero dalla responsabilità che il soggetto tenuto a detta osservanza abbia provato la non conoscenza in concreto dell’esistenza del pericolo”.
SCHEDA – Il Dc-9 I-Tigi Itavia, in volo da Bologna a Palermo con il nominativo radio IH870, scomparve dagli schermi del radar del centro di controllo aereo di Roma alle 20.59 e 45 secondi del 27 giugno 1980.
L’aereo era precipitato nel mar Tirreno, in acque internazionali, tra le isole di Ponza e Ustica. All’alba del 28 giugno vennero trovati i primi corpi delle 81 vittime (77 passeggeri, tra cui 11 bambini, e quattro membri dell’equipaggio).
Il volo IH870 era partito dall’ aeroporto ‘Guglielmo Marconi’ di Borgo Panigale in ritardo, alle 20.08 anziché alle previste 18.30 di quel venerdì sera, ed era atteso allo scalo siciliano di Punta Raisi alle 21.13. Alle 20.56 il comandante Domenico Gatti aveva comunicato il suo prossimo arrivo parlando con “Roma Controllo”.
Il volo procedeva regolarmente a una quota di circa 7.500 metri senza irregolarità segnalate dal pilota. L’aereo, oltre che di Ciampino (Roma), era nel raggio d’azione di due radar della difesa aerea: Licola (vicino Napoli) e Marsala.
Alle 21.21 il centro di Marsala avvertì del mancato arrivo a Palermo dell’aereo il centro operazioni della Difesa aerea di Martinafranca. Un minuto dopo il Rescue Coordination Centre di Martinafranca diede avvio alle operazioni di soccorso, allertando i vari centri dell’aeronautica, della marina militare e delle forze Usa.
Alle 21.55 decollarono i primi elicotteri per le ricerche. Furono anche dirottati, nella probabile zona di caduta, navi passeggeri e pescherecci. Alle 7.05 del 28 giugno vennero avvistati i resti del DC 9. Le operazioni di ricerca proseguirono fino al 30 giugno, vennero recuperati i corpi di 39 degli 81 passeggeri, il cono di coda dell’aereo, vari relitti e alcuni bagagli delle vittime.
ASSOCIAZIONE PARENTI – “Non si può che essere soddisfatti per la decisione della Cassazione di confermare l’obbligo dello Stato a risarcire i parenti delle vittime di Ustica, ma adesso lo Stato deve trovare un po’ di dignità e avere il coraggio di trarre le conseguenze da tutto questo: chiedere anche ad altri paesi, coinvolti nella strage, di dire la verità. È qualcosa che ci è dovuto, molto prima dei risarcimenti”. Così Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti delle vittime strage di Ustica commetenta la sentenza civile della Cassazione.
“Che fosse stato un missile e non un incidente interno all’aereo è una verità che risale all’ordinanza del giudice Rosario Priore del 1999 – prosegue Daria Bonfietti – e lo stesso diritto al risarcimento non è certo una novità: la Cassazione non ha fatto altro che confermare la decisione del Tribunale civile di Palermo. L’assurdo, invece, è che proprio lo Stato avesse deciso di impugnare, attraverso la propria Avvocatura, quell’ultima sentenza. La Cassazione ha fatto chiarezza, ora la faccia anche lo Stato. Come? Muovendosi per chiedere la verità a quei paesi stranieri, Francia, Sati Uniti, Inghilterra, che altri giudici penali hanno detto essere coinvolti in qualche modo in ciò che accadde il 27 giugno 1980. Uno Stato che deve trovare finalmente la faccia per affrontare la verità”.
MARRAZZO: COME DISSE COSSIGA – “La sentenza definitiva della Cassazione secondo cui ad abbattere il Dc9 dell’Itavia è stato un missile, coincide perfettamente con la tesi affermata dal Presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, nell’inchiesta da me condotta e nel procedimento portato avanti dall’avvocato Daniele Osnato, legale dei familiari delle vittime di Ustica”. A dichiararlo è il giornalista Giampiero Marrazzo, direttore dell’Avanti!, e autore insieme al collega Gianluca Cerasola del film inchiesta dal titolo “Sopra e sotto il tavolo”, con le interviste esclusive ai presidenti Cossiga e Andreotti.
“Nel nostro lavoro giornalistico – continua Marrazzo – abbiamo sempre sostenuto che, secondo quanto ci riferì Cossiga, solo un missile potesse aver colpito l’aereo nei cieli di Ustica, e che nessuna altra ipotesi potesse essere reale. Pertanto – conclude Marrazzo – sono felice che vi sia, una volta per tutte, una sentenza che affermi le responsabilità di chi allora doveva controllare la sicurezza dei cieli italiani. Un ultimo passo sarà comprendere da chi sia stato sparato il missile”.
GIUDICE ROSARIO PRIORE: HO TIRATO UN SOSPIRO DI SOLLIEVO – “Si può tirare un sospiro di sollievo su questa sentenza, che finalmente mette la parola ‘fine’ alla vicenda”: così il giudice Rosario Priore, protagonista dell’inchiesta sulla strage nei cieli di Ustica, commenta all’Adnkronos la sentenza della Cassazione in sede civile che fa sua la tesi del missile per l’abbattimento del Dc9 dell’Itavia con 81 persone a bordo sul volo Bologna-Palermo il 27 giugno del 1980.
“Non posso esprimere sentimenti di soddisfazione o insoddisfazione né posso permettermi di dire che questa sentenza è giusta o quella precedente era sbagliata – premette Priore – Sicuramente saranno soddisfatti i parenti delle vittime, dopo un iter processuale, sia in sede civile che penale, che è stato lungo e travagliato e che finalmente riconosce il loro diritto al risarcimento”.
Quanto alla tesi del missile, “è quella che io ho sostenuto e che è stata accolta in primo grado e dai vari pm in tutti i gradi, ma non accolta dalla Cassazione in sede penale. Ora – avverte – si porrà un problema, visto che c’è una sentenza di una sezione civile che accoglie la tesi del missile, in contrasto con una sentenza della sezione penale, sempre della Cassazione, che accolse invece la tesi dell’ordigno interno all’aeromobile. Si pone un ‘conflitto’ fra queste due sentenze, entrambe definitive. Forse, si dovrà provvedere”, conclude Priore.
GIOVANARDI: CASSAZIONE CIVILE CONTRO CASSAZIONE PENALE- “In attesa di leggere le motivazioni della Cassazione Civile che condanna lo Stato per Ustica, si deve rilevare che secondo quanto anticipato dalle agenzie, la Cassazione Civile sarebbe pervenuta a conclusioni diametralmente opposte a quelle della Cassazione Penale, che assolvendo i Generali dell’Aeronautica, valutò non esistere nessun indizio che accrediti la tesi che l’aeromobile sia stato abbattuto da un missile”. Lo afferma in una nota Carlo Giovanardi (Pdl), che aggiunge: “Viceversa secondo tutte le Commissioni di inchiesta che si sono interessate del caso, l’aereo è esploso a causa di una bomba collocata nella toilette di bordo, mentre si è accertato che al momento della caduta non c’erano altri aerei nei pressi del DC9 dell’Itavia”.
GENERALE TRICARICO: ASSURDA CONTRADDIZIONE NELLE SENTENZE – ‘’L’assurda contraddizione tra l’odierna sentenza civile di Cassazione e quella penale della stessa Cassazione è l’ennesima dimostrazione che in Italia la giustizia non funziona’’. Lo afferma il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, a proposito della sentenza della Suprema Corte.
‘’Come cittadino – prosegue Tricarico – sono allibito nello scoprire che la Cassazione abbia confermato gli esiti paradossali di un procedimento civile davanti a un giudice monocratico in forma prevalentemente scritta rispetto a quelli di un procedimento penale con 1.750.000 pagine di istruttoria, 4.000 testimoni, 277 udienze in contraddittorio diretto tra le parti. A questo, purtroppo – conclude – temo non sia estranea l’incapacità dello Stato di difendersi in giudizio’’.

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