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Nel mirino baristi, immobiliari e piccoli imprenditori attivi nei campi della logistica e della cosmesi. Da settembre 2019, con minacce più o meno velate, una banda di 5 persone, sarebbe riuscuta ad estorcere circa 200 mila euro alle otto vittime finite nel loro giro di usura. A guidare il gruppo era, in particolare, una famiglia di origine agrigentina che applicava ai prestiti un tasso di usura fin del 50%: il 59enne Vincenzo Scrima, sua moglie coetanea Mariagrazia Sanzo e il loro figlio Giovanni Scrima, di 31. La donna e’ l’unica dell’intera vicenda ad aver ottenuto i domiciliari, gli altri sono destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. In manette, oltre a loro, sono finiti anche anche il 38enne Giuseppe Ascrizzi e il 52enne Raffaele Ferrara.

Associazione a delinquere finalizzata alla commissione di plurimi delitti di usura ed estorsione aggravate. E’ questa l’accusa nei confronti dei 5 arrestati dai carabinieri del Comando Provinciale di Milano su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Milano, che si muovevano nel piccolo comune di Paullo. Le vittime erano spesso costrette a incontrare i loro estorsori in un bar del luogo, gestito da un 38enne, per consegnare ogni volta somme tra 20 e 30mila euro. In alcune circostanze, gli imprenditori sarebbero stati direttamente accompagnati dagli usurai agli sportelli bancari della zona per effettuare dei prelievi. “Il 52enne Ferrara per convincere le vittime a pagare faceva riferimento , ricostruiscono gli inquirenti, agli amici di Quarto Oggiaro”: un gruppo criminale, vero o presunto, cui sarebbe appartenuto il denaro utilizzato per i prestiti .