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«Nel piano vaccinale si dia priorità ai servizi essenziali e alle categorie di lavoratori a contatto con il pubblico». È quanto afferma il presidente di Confcommercio Agrigento . «Crediamo importante che, nel definire il prosieguo del piano vaccinale, si tengano in adeguata considerazione le categorie produttive più esposte e quelle che forniscono servizi essenziali – dice Alfonso Valenza, presidente Confcommercio Agrigento.

Abbiamo chiesto alla Regione Sicilia nel rispetto delle competenze statale e regionale e nell’ambito della disponibilità delle dosi, che si faccia un’attenta valutazione . Il riferimento è a tutte quelle attività che si svolgono a contatto diretto col pubblico e che sono state individuate come a più elevato rischio di sviluppare possibili  contagi, e pertanto sottoposte alle misure più restrittive e penalizzanti se non proprio all’obbligo di chiusura.

«Il ragionamento è semplice – continua Valenza  – se è vero che queste attività presentano un elevato tasso di rischio, prevedere la priorità nell’accesso ai vaccini è un’operazione di buon senso non soltanto per la protezione degli operatori, ma anche nell’interesse dell’utenza, dato che contribuisce a consolidare la strategia di abbattimento della circolazione virale. Si tratta di settori sistematicamente sottoposti a lockdown più o meno rigidi e non adeguatamente ristoranti, per perdite e mancati guadagni. Vaccinare con il giusto grado di priorità – continua – consentirebbe di restituire condizioni di lavoro, se non normali, quantomeno accettabili.

Distinta partita ma medesime considerazioni possono essere fatte per le imprese che forniscono servizi essenziali, come quelle di autotrasporto persone e merci, i cui operatori sono esposti rispettivamente sotto il profilo del contatto, con l’utenza e sotto quello dello spostamento, sul territorio regionale e nazionale piuttosto che internazionale con tutto ciò che ne consegue (ad esempio, utilizzo servizi promiscui, contatto con operatori di zone con maggiore tasso di contagio eccetera).

Considerata l’importanza del lavoro che questa categoria ha svolto durante la fase più dura della pandemia e che continua a svolgere tuttora, esponendosi direttamente al rischio per assicurare la sopravvivenza del Paese, non ci sembra ardito chiedere che anche per loro si possa verificare la possibilità di una priorità nell’accesso al vaccino. Il rischio insito nello spostamento tra regioni, nazioni e differenti territori merita di essere adeguatamente valutato».

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