In un comunicato stampa diffuso dall’Ospedale Universitario di Angers (Francia) il 18 gennaio, 73 esperti invitano a distribuire in modo massiccio la vitamina D, che è ormai riconosciuta come in grado di limitare lo sviluppo di gravi forme di Covid-19.

Da diversi mesi si moltiplicano gli studi sull’argomento: un apporto sufficiente di vitamina D limiterebbe lo sviluppo di forme gravi di Covid-19 e di infezioni respiratorie in generale. Infatti, modulerebbe la sintesi di alcune proteine e in particolare dell’ACE2, utilizzato dalla SARS-Cov-2 per infettare le cellule ospiti. “L’ACE2 ha effetti protettivi contro l’infiammazione in diversi organi, compresi i polmoni”, si legge nel comunicato stampa.

Gli esperti invitano quindi a somministrare un’elevata dose di vitamina D alle persone infette non appena viene fatta la diagnosi di Covid-19. Ma sembra anche che l’integrazione sia indicata per la popolazione generale durante la pandemia. Secondo studi recenti, il 40-50% della popolazione francese presenta una carenza di vitamina D. Inoltre, un numero ancora maggiore di persone che sviluppano forme gravi della malattia sembra essere carente di questa vitamina, che l’organismo sintetizza attraverso l’esposizione al sole. Alcuni alimenti sono noti per fornire vitamina D in buone quantità: in particolare i pesci grassi (sgombri, sardine, trote), il tuorlo d’uovo, l’abas (fegato di vitello o di merluzzo) e i prodotti a base di latte vaccino.